TRASHED – la disinformazione ambientale

Alla c.a. del Dr. Andrea Vianello, Direttore RAI 3
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p.c. al Dr. Luigi Gubitosi, DG RAI
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p.c. alla D.ssa Anna Maria Tarantola, Presidente RAI
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Roma, 28/07/2014
Prot. n. S178


Gent.mo Direttore,

lo scorso mercoledì 23 luglio è stato trasmesso in tarda serata sulla rete RAI da Lei diretta un documentario dal titolo TRASHED, prodotto da SATYA doc, che vedeva come testimonial Jeremy Irons.

Dopo averlo visto, ho sentito il dovere, nella veste di Presidente di ATIA-ISWA Italia – associazioni italiane alle quali aderiscono i tecnici per l’ambiente e le imprese operanti nella gestione dei rifiuti –, di rivolgermi a Lei per manifestare tutta la mia preoccupazione per l’approccio scandalistico e preconcetto col quale si continuano ad affrontare tematiche così complesse che attengono alla vita di tutti noi ed all’ambiente nel quale viviamo.

Il documentario, prendendo spunto da singole ed isolate gestioni “criminose” dei rifiuti – molto lontane da quelle imposte dalle direttive europee e normalmente praticate nei nostri Paesi -, generalizza questi comportamenti per avvalorare la teoria “Rifiuti Zero”, senza mai citare la necessità di attuare sistemi integrati di gestione dei rifiuti che, avvalendosi della collaborazione di tutti, dopo aver posto in essere tutte le iniziative volte a ridurne la presenza, ne privilegi il recupero di materia dagli stessi utilizzando la parte residua, non altrimenti recuperabile, per produrre energia attraverso il loro utilizzo come combustibile, evitando, per quanto possibile, il ricorso alla discarica.

Per sostenere le convinzioni di chi ha prodotto il documentario, vengono fornite informazioni, talvolta false, altre volte incomplete, altre ancora vengono poste in relazione con fatti che nulla hanno a che fare con i rifiuti.

Tra le notizie false vi è l’affermazione di Vyvian Howard secondo la quale la diossina presente nel mondo è generata fra il 50 e l’80% dall’incenerimento dei rifiuti. Questa è smentita da risultati di numerosi Enti di Ricerca internazionali, che dimostrano il contrario. Solo a titolo di esempio, rilevazioni e studi di ISPRA (l’Istituto Superiore per la Protezione dell’Ambiente italiano) dimostrano che dall’anno 2000 nel nostro Paese le diossine prodotte dai termovalorizzatori sono inferiori allo 0,05% di quelle complessivamente emesse dalle diverse fonti (residenze, traffico, industrie, generazione elettrica…). Altri studi recenti compiuti in Italia, dimostrano che le diossine emesse dai moderni termovalorizzatori sono comprese tra l’1 ed il 2% dei limiti imposto dalla normativa europea (e non 1.300 volte superiori, come viene affermato nel servizio).

In merito all’incompletezza delle notizie, la informo che San Francisco ha deliberato nel 2000 di voler raggiungere l’obiettivo Rifiuti Zero nel 2020, ma ad oggi, pur avendo posto in atto un eccellente sistema di recupero di materie attraverso una efficace raccolta differenziata, smaltisce in discarica ogni anno poco meno di 500 kg di rifiuto per ogni suo abitante: più del doppio di quanto viene smaltito in Italia. Ciò dimostra che un sistema virtuoso come quello di San Francisco non può rinunciare agli impianti di smaltimento, a supporto di quelli di recupero.

Supportare le affermazioni sulla nocività dell’incenerimento con le immagini dei bambini vietnamiti, nati in zone bombardate col Napalm, erbicidi e defoglianti (il famigerato Agent Orange) contenenti diossine, è sicuramente d’effetto, ma non può che essere considerato distorsivo della realtà perché privo di ogni correlazione con il tema del servizio.

Certamente altre parti del documentario sono condivisibili e generano allarme in tutti noi, come quella riguardante l’inquinamento dei mari causato dalle plastiche per gli impatti che la loro diffusione genera nell’ecosistema.

In Italia è sempre più difficile realizzare le opere infrastrutturali necessarie ad assicurare la gestione di servizi essenziali, come quello dei rifiuti. Questo stato di cose ha portato molta parte del Paese a non essere più autosufficiente nella gestione dei rifiuti, con conseguenti gravi pericoli di ordine sanitario che incombono sulle popolazioni.

In mancanza del coraggio, da parte degli amministratori pubblici, di gestire il dissenso dei comitati che teorizzano che la soluzione debba essere ricercata nel superamento dell’attuale modello attraverso il progetto Rifiuti Zero (progetto questo che non è stato realizzato in nessuna parte del Mondo), la soluzione principale è oggi quella di esportarli in Paesi come la Germania, l’Olanda, la Svezia ed altri del Nord Europa, con pesanti ripercussioni economiche a carico dei cittadini e dello Stato.

Questo stato di cose non è presente con la stessa cruenza in altri Paesi, in particolare quelli nord-europei, perché la fiducia nelle Istituzioni e negli Organi di controllo è, per i loro cittadini, una certezza che non può e non deve essere messa in discussione. Invece in Italia, nella quale si è storicamente consolidata questa diffidenza, è necessario che chiunque, come Lei, ricopra ruoli di alta responsabilità operando nel settore dell’informazione, non si lasci sopraffare da idee stimolanti ma non realizzabili, la cui diffusione con mezzi potenti come quelli televisivi contribuisce a riprodurre su aree sempre più vaste condizioni emergenziali nella gestione dei rifiuti, che allontanano il nostro Paese dai modelli consolidati in una parte rilevante dell’Europa.

Queste mie poche righe vogliono solo stimolare una Sua riflessione su una tematica estremamente complessa, che questa nota affronta in modo molto parziale, troppo spesso trattata con superficialità, sull’onda di emozioni o con finalità di speculazione politica, senza valutarne le implicazioni sociali, di servizio alle attività produttive, gli impatti sanitari, gli effetti sull’ordine pubblico (anche per l’interesse sul tema della malavita organizzata) e gli effetti economici associati.

Molti cordiali saluti.

Presidente ATIA-ISWA Italia
Paola Muraro